Il Parlamento ha già perso la memoria dell’appello che il Capo dello Stato aveva rivolto solo poche settimane fa “alle forze politiche per far fronte con tempestività alle gravi emergenze in corso”?

Forse che può essere considerata una emergenza l’inserimento nell’ordinamento di un nuovo reato di opinione, per inculcare nella società italiana -minacciando procure e manette- una vera e propria ideologia sull’uomo quale è quella “gender”?

Eppure, oggi il Senato è DAVVERO chiamato a decidere se fra le priorità vi sia quella di minare alle radici lo Stato laico e liberale, in cui la libertà di pensiero dovrebbe essere invece difesa come un dogma intoccabile.

Oggi pomeriggio, infatti, alcuni partiti potrebbero pretendere di calendarizzare in Commissione Giustizia il c.d. “disegno di legge Zan” (n. 2005), che introduce il reato di “istigazione alla discriminazione” per motivi “fondati sull’identità di genere”.

Perché? Quale l’urgenza? Tutti in Italia sono contrari alla discriminazione di chiunque e l’ordinamento penale già assicura giustizia a fronte di atti violenti o offensivi, come traspare anche dalle cronache più recenti.

Non solo. È già giustamente unanime il rispetto per le scelte sessuali dei singoli.

Ma di fronte ad altri temi, come la genitorialità omosessuale o il voler educare nelle scuole i ragazzi all’indifferenza al dato della diversità (anche sessuale) che la realtà propone, gli italiani si dividono. Legittimamente. Doverosamente. Perché c’è in ballo il nocciolo più profondo di diverse concezioni dell’uomo e dell’educazione dei propri figli.

Chi vuole infiammare la divisione e lo scontro nel Paese? Addirittura, prospettando la persecuzione penale per alcuni ideali antropologici. Addirittura calpestando il pilastro della democrazia, che è la libertà di pensiero.

Può il Parlamento non saper discernere ciò che è davvero urgente e prioritario in questo drammatico momento sanitario e sociale dell’Italia? Può non essere almeno prudente di fronte al pericolo di spaccare verticalmente la nostra società?

Dalle decisioni di questi giorni discenderà la vera risposta a quell’appello del Capo dello Stato, che si sperava avesse davvero aperto una pagina di condivisione e di ricostruzione.

30 marzo 2021

Domenico Menorello

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