In queste ore la Commissione Giustizia alla Camera sta discutendo la proposta di legge liberticida imposta dalle lobby LGBT, una proposta che introdurrà un reato (cioè il carcere!) per (imprecisate) “istigazioni alla discriminazione” verso le teorie gender, quelle, per intenderci, che ritengono diritto inviolabile (ex art. 2 Costituzione) la cancellazione della distinzione fra uomini e donne.

Di fronte alle insormontabili obiezioni di autorevoli giuristi e di decine e decine di associazioni, che hanno denunciato la inaccettabile riduzione della libertà di pensiero, in queste ore il deputato Zan avrebbe proposto questo nuovo articolo 2 bis: “Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte“.

E così il problema cruciale, cioè la compressione della libertà di pensiero sull’uomo e sulla concezione della realtà, si sposta solo un po’ più in là, perché sarà sempre demandato a un giudice stabilire dove finirebbe il “pluralismo delle idee” e dove inizierebbe invece la incriminata “istigazione alla discriminazione” verso le teorie gender.

Lo “stato di diritto” sta per terminare, per lasciare il posto a un nuovo “stato etico”.

Quando, poi, leggiamo che qualche deputato di potenti lobby si sente così buono da “consentire” (!) agli italiani “la libera espressione di convincimenti ed opinioni” diverse da quelle di lor signori (ma sub iudice, si intende …) non si può che rabbrividire ancor di più di fronte alla nuova prepotenza ideologica che sta trasudando dai lavori parlamentari in corso.

Domenico Menorello

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